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Rashomon – 10/1/13

8 Gennaio 2013

 “Rashomon” di Akira Kurosava -  Giappone 1950

Soggetto Ryûnosuke Akutagawa

Sceneggiatura Akira Kurosawa, Shinobu Hashimoto

Produttore Masaichi Nagata

Casa di produzione Daiei Motion Picture Company

Distribuzione (Italia) CEI-INCOM

Fotografia Kazuo Miyagawa

Montaggio Akira Kurosawa

Musiche Fumio Hayasaka

Scenografia So Matsuyama

 

 

 

Interpreti e personaggi :

Toshir? Mifune: Taj?maru

Machiko Ky?: Masako Kanazawa

Masayuki Mori: Takehiro Kanazawa

Takashi Shimura: boscaiolo

Minoru Chiaki: monaco

 

 

In una giornata di pioggia incessante, un boscaiolo, un monaco e un passante si fermano a parlare di un fatto increscioso avvenuto qualche tempo prima. Si tratta dell’uccisione di un samurai, avvenuta per mano di un brigante che avrebbe anche abusato della moglie di lui. La storia viene raccontata da quattro testimoni, fra cui il brigante-violentatore, la moglie del samurai, la vittima (che parla attraverso un medium), ed infine un narratore, che pare sia il più obiettivo dei testimoni. Le versioni sono contrastanti e non si capisce bene quale sia la verità….

 

Le origini letterarie Rash?mon (??? o ???, vuol dire “La porta ? nelle mura difensive ??”, il carattere ? sarà utilizzato solo in seguito ed è solamente una delle tante denominazioni per la porta) era, dei due principali accessi alla città di Ky?to, in Giappone, quello a sud, contrapposto a Suzakumon, a nord.

 

Nell’ottobre del 1915 il ventitreenne Ry?nosuke Akutagawa, per distrarsi da una delusione amorosa, scrive il racconto breve Rash?mon, uscito nel 1916 su Teikoku bungaku, rivista fondata da studenti ed ex studenti dell’Università Imperiale di Tokyo.

 

Il racconto è un rekishi mono, un racconto storico, ed Akutagawa descrive il personaggio di un ex servo durante il periodo Heian (794-1185 d.C.), il quale cerca riparo dalla pioggia proprio sotto la Porta di Rash?, dove avrà modo di conoscere gli egoismi e l’ipocrisia umana.

 

Nel 1922 lo stesso autore scrive il racconto Nel bosco (Yabu no naka), considerato il capolavoro della sua produzione. In esso l’autore racconta di un uomo ed una donna che hanno una brutta avventura con un brigante in un bosco, ma ognuno di questi personaggi racconta una versione diversa dell’accaduto. Il racconto esce sulla rivista Shincho. Sarà questo racconto a fornire l’ossatura del film.

 

Si noti che nei titoli di testa della versione italiana del film distribuita nel 1950 il titolo è Rasciomon e la sceneggiatura è attribuita a Sojiro Motoki. Rasciomon è anche il titolo che compare nella locandina di quell’anno, mentre il nome del regista è scritto Achira Curosawa e quelli degli attori principali sono scritti Tosciro Mifune, Macico Ciyo e Masaiuchi Mori.

 

 Trama In una giornata di pioggia incessante, un boscaiolo, un monaco e un passante si fermano a parlare di un fatto increscioso avvenuto qualche tempo prima. Si tratta dell’uccisione di un samurai, avvenuta per mano di un brigante che avrebbe anche abusato della moglie di lui. La storia viene raccontata da quattro testimoni, fra cui il brigante-violentatore, la moglie del samurai, la vittima (che parla attraverso un medium), ed infine un narratore, che pare sia il più obiettivo dei testimoni. Le versioni sono contrastanti e non si capisce bene quale sia la verità. La storia è raccontata per flashback, a mano a mano che i quattro personaggi — il bandito Taj?maru (Toshir? Mifune), la moglie del samurai (Machiko Ky?), la vittima (Masayuki Mori) e il boscaiolo senza nome (Takashi Shimura)— narrano gli eventi. Le prime tre versioni sono raccontate dal monaco (Minoru Chiaki), che aveva deposto al processo come testimone, in quanto aveva incrociato lungo la strada la coppia prima del fattaccio. Ognuna di queste versioni viene definita falsa dal boscaiolo e lui fornisce l’ultima versione, come l’unico vero testimone dei fatti (ma lui non dirà questo al processo), e comunque neanche la sua versione è completamente attendibile. Le quattro versioni vengono raccontate ad un cittadino comune (Kichijiro Ueda) mentre aspettano che il temporale cessi, nella porta in rovina, ai limiti della città di Ky?to, una porta identificata da un segnale come Rash?mon.

 

 Influenze dal cinema muto e dall’arte moderna L’ammirazione di Kurosawa per il cinema dell’epoca del muto e l’arte moderna è riscontrabile nelle scenografie minimali allestite per i vari set del film. Kurosawa pensava che il sonoro moltiplicasse la complessità di un film: «Il suono a livello cinematografico non è mai solo d’accompagnamento, non è solamente quello che la macchina del suono cattura mentre si gira la scena. Il vero sonoro non si limita ad accompagnare le immagini, le moltiplica». A proposito di Rash?mon, Kurosawa disse: «Mi piacciono le immagini in silenzio e ho sempre cercato di ricreare una parte di questa bellezza. Ci riflettei su, ed arrivai a questa conclusione: una delle tecniche utilizzate dall’arte moderna è la semplificazione, quindi pensai di semplificare questo film il più possibile.»[3]

 

 Rapporti di Kurosawa con il cast Quando Kurosawa girò Rash?mon, gli attori e la troupe vivevano tutti insieme come in una comune, era questo un sistema che Kurosawa trovava proficuo.[4]

 

 Fotografia Il direttore della fotografia del film, Kazuo Miyagawa, contribuì enormemente al film suggerendo diverse idee al regista. Per esempio, in una scena, si vedono una serie di singoli primi piani del bandito, poi della moglie, e infine del marito samurai, che vogliono enfatizzare la particolare e perversa triangolazione di rapporti che si è venuta a creare tra di loro. Inoltre, l’uso di un’illuminazione forte giocata sui contrasti di luce è un’altra caratteristica di Rash?mon. Kurosawa avrebbe voluto utilizzare il più possibile la luce naturale, ma era spesso troppo fioca; risolsero il problema utilizzando uno specchio che rifletteva la luce naturale sui volti degli attori.

 

 Uso dell’illuminazione  Robert Altman lodò il variegato uso che Kurosawa fa della luce nel film, che dona ai personaggi una maggiore carica di ambiguità.[5] Nel suo saggio Rashomon, Tadao Sato suggerisce che l’inusuale utilizzo dell’illuminazione nel film voglia simboleggiare il male e il peccato, deducendo che la moglie cede alle voglie del bandito quando scorge il sole. Contrariamente, la Professoressa Keiko I. McDonald si oppone all’interpretazione data da Sato nel suo saggio The Dialectic of Light and Darkness in Kurosawa’s Rashomon. La McDonald afferma che nel film la luce viene utilizzata in modo molto più convenzionale per simbolizzare il “bene” o la “ragione”, e le tenebre come metafora del “male” e dell’”impulsività”. Inoltre interpreta la scena menzionata da Sato in maniera totalmente differente, facendo notare che la moglie cede al bandito quando il sole lentamente svanisce. La McDonald afferma anche che Kurosawa era in attesa di una grossa nuvola sopra la porta Rashomon per girare la scena finale nella quale il taglialegna si porta a casa il neonato trovatello; Kurosawa voleva mostrare che ci sarebbero potuti essere presto altri temporali, anche se il cielo era momentaneamente sereno. Sfortunatamente, la scena conclusiva appare così ottimistica proprio perché la nuvola non arrivò, e tutta la scena è inondata di sole suggerendo un insperato ottimismo non del tutto voluto dall’autore.

 

 Montaggio  Stanley Kauffman scrisse nel saggio The Impact of Rashomon che Kurosawa spesso girava una scena con l’ausilio di molte cineprese allo stesso tempo, così da avere ampia scelta dell’inquadratura migliore da utilizzare. Nonostante questo, utilizzava anche brevi inquadrature montate insieme per sembrare un’unica scena; nel film ci sarebbero circa 407 scatti separati montati insieme nel corpo del film…più del doppio di quelli abitualmente presenti in un film.

 

Akira Kurosawa

(?ta, 23 marzo 1910 – Setagaya, 6 settembre 1998) è stato un regista, sceneggiatore, montatore, produttore cinematografico e scrittore giapponese.

 

Riconosciuto come una delle personalità cinematografiche più significative del XX secolo, è probabilmente il più importante ed imitato cineasta giapponese e i suoi film hanno influenzato fortemente generazioni di registi in tutto il mondo. La sua prima pellicola, Sugata Sanshiro, uscì nelle sale nel 1943; il suo ultimo, Madadayo – Il compleanno, nel 1993. Pochi cineasti hanno avuto una carriera così lunga ed acclamata. Tra i vari premi ricevuti vale la pena di ricordare l’Oscar alla carriera nel 1990, la Palma d’oro al Festival di Cannes nel 1980 e il Leone d’oro alla carriera alla mostra del cinema di Venezia nel 1982.

 

Discendente di una nobile famiglia di samurai, ultimogenito di Isamu e Shima, la sua famiglia era composta da tre fratelli e quattro sorelle. Akira non ebbe mai modo di conoscere uno dei suoi fratelli, che morì prima della sua nascita, e una delle sue sorelle fu uccisa da una malattia quando lui aveva dieci anni. Nel periodo scolastico, iniziò ad interessarsi al disegno, alla pittura e al teatro, ma divenne anche un esperto di kendo ed un appassionato di golf. Fu per merito del fratello Heigo, esperto ed appassionato di cinema, che Akira inizierà ad avvicinarsi a quello che sarebbe stato il suo campo. Il fratello, suicidatosi poi nel 1930, fece nascere in lui la passione per la letteratura e in particolar modo per William Shakespeare.

 

Nel frattempo, Kurosawa intraprende l’attività di ‘benshi’, commentatore di film musicali, che gli permette di conoscere le produzioni dei registi dell’epoca. Nel 1936, viene assunto da una casa di produzione cinematografica come sceneggiatore e assistente regista. Dopo un periodo di collaborazione con Kajir? Yamamoto, sotto la cui direzione gli viene affidata, per la prima volta, la sceneggiatura de “Il cavallo”, intraprese una propria carriera da cineasta. Kurosawa nel corso della sua vita vide il Giappone cambiare completamente, passando da nazione poco sviluppata con ambizioni militari a pacifica potenza economica. Anche se è particolarmente ricordato per i suoi primi film girati a cavallo degli anni cinquanta e sessanta, Kurosawa continuò a scrivere e dirigere film fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1998.

 

I più famosi film di Kurosawa sono ambientati nel periodo feudale dell’impero del Giappone (circa XIII secolo – XVII secolo). Alcune della trame delle sue pellicole sono adattamenti (più o meno fedeli) di opere di Shakespeare, come Ran (1985), basata sul Re Lear, e Il trono di sangue, basato sul Macbeth. La fortezza nascosta, la storia di una principessa, un generale, e due contadini ignoranti ed avidi, ha avuto una notevole influenza su George Lucas per la creazione della saga di Star Wars. Gli altri film più conosciuti di Kurosawa, sempre improntati sulle figure mitiche ed epiche dei Samurai, sono Rash?mon, I sette samurai, più tardi “rielaborato” nel western I magnifici sette, e La sfida del Samurai, che fornì la base per il primo “spaghetti-western” di Sergio Leone con Clint Eastwood, Per un pugno di dollari. Yojimbo vide anche un sequel, Sanjuro.

 

Kurosawa diresse anche molti adattamenti di classici della letteratura russa, incluso L’idiota, tratto dal romanzo omonimo di Fëdor Michailovi? Dostoevskij, e I bassifondi, tratto dal romanzo omonimo di Maksim Gorkij, ma anche di autori quali Arsenev Nel profondo Ussuri e Dersu Uzala per girare il film omonimo. Anatomia di un rapimento è invece basato su Due colpi in uno dello scrittore statunitense Ed McBain. Sedici dei suoi film, realizzati tra il 1948 ed il 1964, sono interpretati da alcuni attori ricorrenti, tra i quali spicca Toshiro Mifune, la cui collaborazione con il regista cominciò nel 1948 con L’angelo ubriaco e terminò nel 1965 con Barbarossa.

 

Dopo questo film, Kurosawa passò dal bianco e nero al colore, cambiando anche lo stile, che precedentemente era caratterizzato da una tendenza costante all’epico. Il suo film seguente Dodes’ka-den, film a episodi incentrati sui disadattati e gli emarginati prodotti dalla società giapponese, non si rivelò un successo. Kurosawa cominciò allora a lavorare su un progetto di Hollywood, Tora! Tora! Tora!; ma la 20th Century Fox lo rimpiazzò con Kinji Fukasaku prima che il film fosse completato.

 

Dopo questo smacco, Kurosawa, in linea con lo spirito giapponese che aveva dipinto nei suoi film, tentò il suicidio, sopravvivendo. Girò allora numerosi altri film: Dersu Uzala, girato in Unione Sovietica ed ambientato in Siberia nei primi anni del XX secolo, vinse un premio Oscar per il “miglior film straniero”; Kagemusha (coprodotto da Francis Ford Coppola e George Lucas), la storia di un uomo che è il sosia di un nobile medievale e che prenderà possesso della sua identità; Ran, prodotto questa volta con la Francia, divenne un vero e proprio successo internazionale, ed è da molti considerato il massimo raggiungimento artistico della carriera di Kurosawa. Gli ultimi film del regista comprendono Sogni, Rapsodia in agosto e Madadayo – Il compleanno.

 

Il suo stile semplice ma estremamente spettacolare e la sua capacità di alternare toni lievi e grotteschi ad altri gravi e tragici, hanno contribuito alla creazione di un cinema epico e privo di retorica, e dunque classico e innovativo allo stesso tempo.

 

Filmografia:

Sugata Sanshiro (1943)

Spirito più elevato (Ichiban utsukushiku) (1944)

Sugata Sanshiro parte seconda (Zoku Sugata Sanshiro) (1945)

Quelli che camminavano sulla coda della tigre (Tora no o fumu otokotachi) (1945)

I costruttori di domani (Asu o tsukuru hitobito) (1946)

Non rimpiango la mia giovinezza (Waga seishun ni kuinashi) (1946)

Una meravigliosa domenica (Subarashiki nichiyobi) (1947)

L’angelo ubriaco (Yoidore tenshi) (1948)

Il duello silenzioso (Shizukanaru ketto) (1949)

Cane randagio (Nora Inu) (1949)

Scandalo (Shubun) (1950)

Rash?mon (1950)

L’idiota (Hakuchi) (1951)

Vivere (Ikiru) (1952)

I sette samurai (Shichinin no samurai) (1954)

Testimonianza di un essere vivente (Ikimono no kiroku) (1955)

Il trono di sangue (Kumonosu-j?) (1957)

I bassifondi (Donzoko) (1957)

La fortezza nascosta (Kakushi toride no san-akunin) (1958)

I cattivi dormono in pace (Warui yatsu hodo yoku nemuru) (1960)

La sfida del Samurai (Y?jinb?) (1961)

Sanjuro (Tsubaki Sanj?r?) (1962)

Anatomia di un rapimento (Tengoku to jigoku) (1963)

Barbarossa (Akahige) (1965)

Dodes’ka-den (1970)

Dersu Uzala – Il piccolo uomo delle grandi pianure (Dersu Uzala) (1975)

Kagemusha – L’ombra del guerriero (Kagemusha) (1980)

Ran (1985)

Sogni (Yume) (1990)

Rapsodia in agosto (Hachi-gatsu no ky?shikyoku) (1991)

Madadayo – Il compleanno (Madadayo) (1993)

 

 

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